Le Banche vaticane sono nella Top 10 delle destinazioni più rinomate per il riciclaggio di denaro, insieme con i paradisi offshore Nauru, Macao, Mauritius.
A riferirlo è una fonte autorevole, il Daily Telegraph di Londra. La proverbiale segretezza per la quale si caratterizzano le attività bancarie del vaticano, rende praticamente impossibile rintracciare le fonti di provenienza delle ingenti quantità di denaro che ogni anno si riversano nelle sue casse. Secondo il Daily Telegraph, una cifra di 75 miliardi (in lire, la cifra è purtroppo aggiornata solamente al 1999) è una stima prudente dell’ammontare della valuta proveniente solo dall’Italia. Si tratta come ovvio, di denaro di provenienza illecita. Ma dove il Vaticano si distingue in misura ragguardevole, raggiungendo per così dire, gradi di “eccellenza”, è nelle frodi a livello planetario. Qui lo troviamo nella Top Ten delle destinazioni del riciclaggio mondiale di denaro, al pari di centri offshore banking come Nauru, Macao e Mauritius. Per i non-addetti ai lavori, cerchiamo di spiegare brevemente i meccanismi che stanno alla base del funzionamento di questi paradisi artificiali. Contrariamente ad un’idea molto diffusa, la globalizzazione non ha reso incontrollabili i movimenti di capitali, visto che nella maggior parte dei casi, essi passano per il sistema finanziario ufficiale. E quest’ultimo non potrebbe funzionare se non avesse, di sua iniziativa, inventato gli strumenti che canalizzano e centralizzano gli scambi. Tuttavia, mentre da un lato il sistema finanziario razionalizzava e semplificava i suoi meccanismi di funzionamento, si è avuto di contro, un simmetrico aumento di complessità delle strutture giuridiche dietro cui si nascondono i protagonisti del mercato (società fiduciarie, paradisi bancari e fiscali, società offshore) modellate su meccanismi finanziari che rendono artificialmente impenetrabile la realtà degli scambi. E’ lecito infatti dubitare della razionalità di tante complicazioni, la cui funzione sembra essere quella di opacizzare le operazioni del mondo finanziario. I paradisi bancari e fiscali sono dunque solo creazioni artificiali dei paesi ricchi e non territori esotici in dissenso rispetto all’ordine mondiale. La mancanza di trasparenza viene utilizzata dagli interessi finanziari per aggirare con facilità i vincoli legali dei grandi paesi sviluppati. Questo spiega il perché, magistrati e poliziotti nel corso delle indagini sulla criminalità finanziaria cadano facilmente in trappola. Cercando di seguire la traccia dei flussi finanziari che si perdono nei paradisi bancari e fiscali, finiscono con lo smarrirsi nei labirinti nei quali vengono sospinti. In realtà, i capitali non circolano affatto, o lo fanno molto poco, visto che non sono altro che segni informatici che si compensano nelle scritture contabili delle banche e degli istituti finanziari. Non è né nelle società panamensi, né nelle banche offshore che bisognerebbe andare a cercarli, ma nelle camere di compensazione nelle quali convergono tutte le transazioni all’interno della macchina finanziaria. I mafiosi, i corrotti e i corruttori, i trafficanti di ogni tipo, lo hanno capito da tempo. Hanno creato una struttura finanziaria impenetrabile, a meno di non volerne veramente forzare le porte.
Prima di passare alle nostre tabelle, un’osservazione in merito all’attività del Gafi (gruppo di azione finanziaria sul riciclaggio dei capitali). Non una parola viene spesa da questo organismo intergovernativo, sulle lucrose attività finanziarie del Vaticano. Vorremmo che ci dimostrasse di aver meritato il rinnovo del suo mandato (avvenuto nel 2004 e che scadrà nel 2012) adoperando nella sua attività di controllo, obbiettività e senso di responsabilità, che giustifichino agli occhi della comunità internazionale i cospicui bilanci di cui è beneficiario.